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TRADIZIONI

Tradizioni, modi e usi da tutte le regioni della Romania


05/04/2013         Condividi su Facebook

Doina è la canzone lirica rumena nel Patrimonio Intangibile UNESCO

Doina è la canzone lirica rumena nel Patrimonio Intangibile UNESCOAttestata sin dal XVIII secolo nella “Descriptio antiqui et hodierni status Moldaviae” (1716) da parte del principe romeno Dimitrie Cantemir, che ascrive la sua origine alla idolatria daca (il dio Lada) con esplicito carattere guerriero e sottolineando la ovvia assonanza con la parola latina “Danubius”, la “doina” rappresenta una composizione lirica vocale e/o strumentale a carattere collettivo anonimo e sincretico tipica della tradizione folcloristica romena. Costache Negruzzi recensisce questo genere letterario - musicale come una lirica profonda che descrive sentimenti diversi quali la tristezza, la felicità, l’amore, l’odio, la delusione e l’entusiasmo, la pace e la guerra. Sono diffuse anche le doine di carattere pastorale, di lontananza, di lutto, brigantesche e sui fuorilegge. Inoltre, hanno diverse peculiarità in base alla regione geografica; cionondimeno, secondo Ovidiu Papadima si possono individuare sostanzialmente 4 macrotipologie di doina:
- Doina di Maramures (la più antica, chiamata anche “duina”)
- Doina di Oltenia (Timoc-Homole-Morava, nella pianura del Danubio)
- Doina di Banat (dove si chiama anche “hora” o “cântec de codru”)
- Doina di Moldova (Bucovina) che secondo Costache Negruzzi ha “un contenuto vero ed educativo”.
La doina si interpreta in modalità Solo con o senza accompagnamento strumentale (flauto, cornamusa o kaval), in un ambiente solitario o intimo, di solito all’aria aperta. È corredata di una tradizione di trasmissione orale di generazione in generazione tramite la figura-fulcro della madre. Come espedienti artistici predilige: i parallelismi, gli epiteti, le comparazioni, le invocazioni, le personificazioni, le inversioni.
In italiano, la parola che più le si avvicina come sinonimo è forse “melodia”. Tanti personaggi insigni (quali Emilija Komisel, Bella Bartok) hanno provato a studiarla e a definirla in modo completo, ma la parola resta intraducibile (se non attraverso un sinonimo corrispettivo parziale) in nessuna altra lingua della terra, e ciò rispecchia proprio l’unicità folcloristica della “doina”. Analogamente, la lingua romena presenta altre parole che fanno parte dello stesso campo semantico della doina e che sono intraducibili in maniera esatta in altre lingue, tra cui nessuna altra riesce a ridare quelle sfumature e quelle accezioni particolaristiche ricalcate dal rumeno: “dor” (brama) e “jale” (dilaniamento interiore).



Questa unicità della doina ha fatto sì che sia stata inclusa da parte dell’UNESCO nella Lista rappresentativa degli elementi che costituiscono un Patrimonio Culturale Intangibile dell’Umanità nell’ambito della Sessione del Comitato Intergovernativo per la Salvaguardia di tale patrimonio, sessione avvenuta tra il 28 settembre ed il 2 ottobre 2009 ad Abu Dhabi. Durante la stessa occasione – fatto che dona maggior prestigio all’evento – sono stati riconosciuti come aventi importanza mondiale e necessità di preservazione anche il Tango, i pizzi di Croazia, gli arazzi di Aubusson, il teatro di marionette di Karag?z ecc. Nella descrizione dell’UNESCO, la doina è stato l’unico genere musicale di tante regioni della Romania prima del 1900, “esprimendo qualità personali, emozioni e virtuosità del creatore-interprete, con un importante ruolo sociale di valvola purificatrice che rafforza la solidarietà”. All’epoca, il dato più allarmante consisteva nell’identificazione di sole 15 persone a livello nazionale rappresentative dei diversi tipi di doina.
Barbu Stefanescu Delavrancea riteneva la doina “la poesia del coraggio e della resistenza”, che con la sua modestia e sensibilità riesce quasi a erigersi come un surrogato della preghiera. Oggi, dopo quasi tre secoli, la preghiera (messa in rilievo anche dall’UNESCO) è quella di salvaguardare questo baluardo antico di ascendenza rumena dall’estinzione, in quanto la tradizione si sta gradualmente dileguando insieme alle persone anziane che portano con sé quei canti lirici che SOLO LORO custodiscono.

Autore: Ana-Maria Baghiu

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